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	<title>ReF-Recensioni Filosofiche</title>
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	<description>La rivista italiana di recensione di testi di filosofia</description>
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		<title>Donatelli, Piergiorgio, Introduzione a Mill</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 15:06:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Laterza]]></category>
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		<category><![CDATA[Piergiorgio Donatelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 206, € 10,00, ISBN 978-88-420-8185-2. Recensione di Lorenzo Greco – 20/07/2008 Introduzione a Mill colma finalmente una lacuna nella serie de “I filosofi” della Laterza, presentando un esame sistematico ed esaustivo di colui che, a buon diritto, può venire considerato il più grande filosofo inglese del diciannovesimo secolo. Una grandezza che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=recensionifilosofiche.wordpress.com&amp;blog=5630294&amp;post=10&amp;subd=recensionifilosofiche&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 206, € 10,00, ISBN 978-88-420-8185-2.<br />
Recensione di Lorenzo Greco – 20/07/2008</p>
<p><em>Introduzione a Mill</em> colma finalmente una lacuna nella serie de “I filosofi” della Laterza, presentando un esame sistematico ed esaustivo di colui che, a buon diritto, può venire considerato il più grande filosofo inglese del diciannovesimo secolo. Una grandezza che in Italia si tende di frequente a sottostimare, se non proprio a non cogliere – si pensi, ad esempio, al giudizio liquidatorio di Benedetto Croce, riportato nel testo, per cui John Stuart Mill è contraddistinto da una “sconclusionatezza mentale a lui consueta e che a molti è sembrata acume ed equilibrio” (p. 190). <span id="more-10"></span>Al contrario, come emerge dall’analisi di Donatelli, Mill si staglia come una figura di primissimo piano sulla scena filosofica: egli ha dominato non soltanto l’era vittoriana – il System of Logic (1843) e il Principles of Political Economy (1848) ebbero svariate edizioni, e furono per lungo tempo i manuali di riferimento per le rispettive discipline –, ma non ha mai smesso, fino a oggi, di essere un inevitabile termine di confronto in molteplici aree della filosofia. Questa Introduzione esamina sistematicamente tutti gli aspetti del pensiero di Mill: dalla logica alla psicologia alla metafisica; dall’economia politica alla religione a temi di filosofia morale e politica quali la libertà, l’utilitarismo, il governo rappresentativo, la condizione femminile. Tuttavia, il valore di questo saggio non sta solo nell’avere trattato in maniera dettagliata una materia di portata così vasta e variegata – e di averlo fatto con completezza, nonostante i limiti di spazio imposti dalla collana –, ma anche, e soprattutto, nell’avere sottolineato come le varie parti di cui si compone il pensiero di Mill siano tenute insieme da un unico filo rosso, che rende la prospettiva di Mill organica e potente, rivelando nella sua riflessione una unitarietà di intenti che sottende l’opera nel suo complesso, e che egli ha sviluppato con metodo lungo l’intero corso della sua vita.</p>
<p>Prendendo le mosse dai lavori degli anni trenta – in particolare The Spirit of the Age (1831) e On Genius (1832), e quindi i due scritti Remarks on Bentham’s Philosophy (1833) e Bentham (1838) – Donatelli mostra come gli interessi filosofici di Mill siano guidati, fin da subito, da una particolare attenzione verso «l’importanza della cultura interiore degli individui, del carattere nelle sue varie dimensioni» (p. 5). È in questo periodo che vengono gettate le linee teoriche su cui si svilupperà tutto il pensiero del Mill maturo. Guarito dalla depressione che lo colse nel 1826, Mill coglie nello sviluppo dell’individuo, vale a dire nel perfezionamento del suo carattere attraverso l’esercizio attivo delle sue facoltà intellettuali ed emotive, la chiave di volta che gli permette di conciliare l’educazione empirista e associazionista, che aveva ricevuto da Jeremy Bentham e da suo padre James Mill, con le nuove istanze romantiche nate dall’incontro con pensatori quali Thomas Carlyle e Samuel T. Coleridge. Mill è in grado ora di elaborare quell’“utilitarismo romantico” grazie al quale la dottrina utilitarista può essere rinnovata in direzioni nuove rispetto alla formulazione che di essa ne aveva dato Bentham; da questo momento in avanti «il suo compito [di Mill] diventava quello di dare un’espressione filosofica più lucida a quelle idee, in modo da renderle comprensibili e collocarle con coerenza nel più ampio quadro filosofico empirista che ora egli aveva recuperato» (p. 15).</p>
<p>Donatelli ha il merito di indicare con chiarezza come sia proprio questa nuova dimensione perfezionista a permettere di osservare l’ampissima produzione di Mill come un tutto coeso. Mill non è affatto un grande “dilettante” della filosofia (non era un accademico di professione e non ha mai insegnato all’università); diversamente da come spesso si crede, le tensioni che percorrono la sua elaborazione teorica non sono tra loro slegate – se non addirittura in contraddizione l’una con l’altra –, ma si stringono in un sistema chiaro e coerente. È soprattutto in ambito morale che l’interpretazione perfezionista offerta da Donatelli fa risaltare questa coerenza, ed è nelle parti più esplicitamente morali e politiche che il suo libro mostra tutta la sua forza.</p>
<p>Tra gli anni cinquanta e sessanta Mill elabora e pubblica le opere di carattere morale e politico per le quali ancora oggi viene maggiormente ricordato: On Liberty (1859), Utilitarianism (1861-63), Considerations on Representative Government (1861), The Subjection of Women (1869). In molti hanno riscontrato qui un attrito tra la tematica liberale della tutela dell’individuo – espressa soprattutto in On Liberty –, per cui «l’individuo è sovrano ultimo sulla sfera personale della propria vita, a meno che le sue scelte non ledano direttamente gli altri» (pp. 74-75), e il principio utilitarista della massimizzazione dell’utilità generale, che sembrerebbe invece richiedere un’intrusione nella vita privata delle persone perché possa venire attuato. D’altra parte, per quel che riguarda in particolare la versione milliana dell’utilitarismo, sono stati sollevati dubbi circa la sua validità teorica. Ad esempio, si è osservato come essa presenti dei problemi nella sua formulazione di un utilitarismo che tenga presente la differenza non soltanto quantitativa, ma anche qualitativa tra diversi tipi di piaceri. Inoltre, Mill andrebbe incontro a delle vere e proprie contraddizioni quando tenterebbe di ricavare ciò che è desiderabile da ciò che viene effettivamente desiderato (si tratterebbe della cosiddetta “fallacia naturalistica”), e quando pretenderebbe di dimostrare che la felicità generale è desiderabile, poiché ciascuno desidera la propria felicità (si tratterebbe della cosiddetta “fallacia di composizione”).</p>
<p>Lungi dal considerare Mill come un pensatore diviso tra due identità incompatibili – da una parte, egli sarebbe una sorta di liberale primitivo; dall’altra, un utilitarista irrisolto –, Donatelli indica invece come liberalismo e utilitarismo siano due facce di una stessa medaglia, che trovano piena conciliazione nel perfezionismo. Gli scritti degli anni trenta illuminano quelli degli anni cinquanta e sessanta, e trovano in essi il loro definitivo sviluppo. «Mill si propone precisamente di giustificare il principio di libertà nei termini della sua peculiare concezione utilitaristica fondata sulle qualità progressive dell’essere umano» (p. 81); di contro, «ciò che conta come felicità va visto alla luce di ciò che rende felici persone che si sono perfezionate lungo l’arco delle loro facoltà […] Solo una concezione povera della natura umana […] può ritenere che la felicità sia un ingrediente semplice che è indipendente dalle circostanze interiori, cioè dal tipo di carattere individuale e, in senso più largo, dalle circostanze storiche e culturali che influenzano il carattere individuale» (pp. 98-99). Come Donatelli argomenta convincentemente, se ha senso parlare di libertà degli individui, essa non va intesa astrattamente, bensì come la libertà che essi hanno di svilupparsi come esseri progressivi, di riflettere con spirito critico sul mondo che li circonda, di ricercare, scoprire e fare propria la verità delle cose, e dunque di perfezionarsi come persone singole. Allo stesso tempo, è solo in questo modo che acquista senso parlare di utilità o felicità generale. Che non è un’ipotesi teorica sempre di là da venire, ma corrisponde, al contrario, alla concreta, effettiva felicità di una società che è il risultato delle individualità che la compongono, e che risulta tanto più felice quanto più riflette, e al tempo stesso tutela e promuove, il continuo miglioramento individuale. Né, tantomeno, questa felicità va ridotta nei termini della semplice massimizzazione di un piacere concepito come una unità di misura non ulteriormente analizzabile. Mill rivede profondamente l’edonismo psicologico che contraddistingueva l’utilitarismo a lui precedente. Da una posizione perfezionista egli rende conto di una scala di valore della felicità umana che non corrisponde più a una semplice somma di piaceri visti come elementi omogenei e tra loro sommabili, osservati in maniera neutrale, ma viene invece tracciata in base all’esperienza che alcuni individui – i “giudici competenti” – hanno fatto nel loro personale percorso verso una sempre maggiore realizzazione di se stessi. Essi sono in grado di far valere la loro opinione qualificata poiché questa è il risultato di un esercizio dell’immaginazione che chiama in causa il punto di vista in prima persona del giudice; e ciò può aversi dal momento che «[non] esiste qualcosa come la felicità o l’infelicità, indipendentemente sia dall’attività in cui essa è coinvolta sia dalla modalità di esistenza di cui è espressione» (p. 99). L’edonismo rinnovato di Mill, senza negare i presupposti empiristi, non può perciò prescindere dalla capacità di abbracciare l’ottica personale di coloro i cui piaceri e dolori vengono valutati, e dunque dalla capacità di comprendere immaginativamente, in modo più o meno attento, la prospettiva degli altri. Per Donatelli, questa dimensione qualitativa non è un tradimento dell’utilitarismo, che Mill non smette mai di perorare. Si tratta, all’opposto, del tentativo di ripensarlo, e la lente perfezionista che Donatelli presenta è uno strumento particolarmente efficace per capire lo sforzo di Mill, e per giudicare se egli sia in effetti riuscito nel suo intento.</p>
<p>Non è possibile perfezionarsi come singoli se non si perfeziona anche la società, e viceversa. Si spiegano in questa luce le considerazioni di Mill sul governo democratico rappresentativo: «lo scopo principale della politica è proprio quello di identificare le regole e le istituzioni che hanno la tendenza a promuovere il benessere della società (che egli identifica negli obblighi morali a rispettare i diritti delle persone) e di lasciare agli individui la costruzione di una propria biografia personale» (p. 146). Ma si spiega anche l’idea di una “religione dell’umanità”, da intendersi (in polemica con Auguste Comte) non come una forma di autorità illiberale che trascenda la libertà degli individui, tanto moralmente quanto politicamente, ma come una forma di educazione che abbia proprio le persone come suo fulcro, «rivolta a elevare l’animo umano, sollevandolo dalla piccolezza del proprio egoismo e dalle limitazioni della propria condizione» (p. 147).</p>
<p>Nel guidare il lettore nella mole degli scritti di Mill senza mai perdere di vista la stella polare del perfezionismo, Donatelli ottiene, pertanto, due risultati di grande rilievo: da una parte, legge un classico come Mill riproponendolo da un’ottica estremamente feconda; dall’altra, ha l’occasione di discutere una peculiare forma di perfezionismo morale che trova in Mill un’esposizione esemplare, ma che avrà anche un’evoluzione sua propria nella filosofia morale contemporanea. In questo senso, il saggio di Donatelli è ben più che una semplice introduzione, incontrando l’interesse sia dello storico della filosofia, sia di chi si occupa di questioni più teoriche.<br />
torna all&#8217;inizioIndice</p>
<p>I. Eclettismo e perfezionismo<br />
1. Introduzione – 2. Verità e autorità – 3. Il superamento dell’eccletismo – 4. Un utilitarismo romantico</p>
<p>II. La logica<br />
1. Il System of Logic e l’incontro con Comte – 2. Logica e metafisica – 3. Il linguaggio – 4. L’analisi del sillogismo e le verità matematiche – 5. Il principio di causazione – 6. Il metodo deduttivo – 7. Le scienze sociali</p>
<p>III. L’economia politica<br />
1. Introduzione – 2. La produzione – 3. La distribuzione: la proprietà privata e la questione del socialismo – 4. La dottrina del laissez-faire e l’intervento del governo</p>
<p>IV. La verità<br />
1. Dagli scritti degli anni Trenta a On Liberty – 2. Il principio di libertà – 3. La morale e la sfera personale – 4. La giustificazione del principio di libertà: la verità – 5. La giustificazione del principio di libertà: l’individualità – 6. L’asservimento delle donne</p>
<p>V. L’utilitarismo<br />
1. Introduzione – 2. L’edonismo qualitativo – 3. La prova del principio di utilità – 4. L’associazionismo e i sentimenti morali – 5. Giustizia e diritti</p>
<p>VI. Il governo rappresentativo<br />
1. La teoria del governo negli scritti degli anni Trenta – 2. La sovranità popolare: giustificazione e limiti</p>
<p>VII. Psicologia e metafisica<br />
1. Introduzione – 2. La credenza nel mondo esterno – 3. L’identità personale – 4. Il libero arbitrio</p>
<p>VIII. Etica e religione<br />
1. Introduzione – 2. La natura come fondamento dell’etica – 3. L’utilità della religione – 4. Comte e la religione dell’umanità – 5. L’esistenza di Dio</p>
<p>Cronologia della vita e delle opere</p>
<p>Storia della critica<br />
1. Dopo Mill – 2. Logica e filosofia – 3. La libertà – 4. L’utilitarismo – 5. L’economia politica – 6. Mill in Italia</p>
<p>Bibliografia<br />
I. Opere di Mill – II. Opere biografiche – III. Studi critici</p>
<p>torna all&#8217;inizioL&#8217;autore</p>
<p>Piergiorgio Donatelli insegna Bioetica e Storia della filosofia morale all’Università di Roma “La Sapienza”. È autore di vari saggi, tra cui Wittgenstein e l’etica e La filosofia morale.</p>
<p>Links</p>
<p>Sito che raccoglie molte pagine utili su Mill e l’utilitarismo in generale:</p>
<p>http://www.utilitarianism.com/</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/recensionifilosofiche.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=recensionifilosofiche.wordpress.com&amp;blog=5630294&amp;post=10&amp;subd=recensionifilosofiche&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Benoist, Jocelyn, I confini dell’intenzionalità. Ricerche fenomenologiche e analitiche.</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 14:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>recensionifilosofiche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nota]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Scheda]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[Jocelyn Benoist]]></category>
		<category><![CDATA[Silvano Zipoli Caiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano, Bruno Mondadori, 2008, pp. 215, € 28,00, ISBN 9788842420293. Recensione di Silvano Zipoli Caiani &#8211; 25/05/2008 Il percorso intrapreso da Benoist prende le mosse dal contesto dell’analisi linguistica, scegliendo di affrontare in prima istanza i problemi legati all’identificazione tra atteggiamento intenzionale e sensatezza, un tema per altro già presente all’interno delle ricerche logiche husserliane. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=recensionifilosofiche.wordpress.com&amp;blog=5630294&amp;post=5&amp;subd=recensionifilosofiche&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, Bruno Mondadori, 2008, pp. 215, € 28,00, ISBN 9788842420293.<br />
Recensione di Silvano Zipoli Caiani &#8211; 25/05/2008</p>
<p>Il percorso intrapreso da Benoist prende le mosse dal contesto dell’analisi linguistica, scegliendo di affrontare in prima istanza i problemi legati all’identificazione tra atteggiamento intenzionale e sensatezza, un tema per altro già presente all’interno delle ricerche logiche husserliane.<span id="more-5"></span> Nel tentativo di mettere in luce il legame che accomuna il senso linguistico a un contesto oggettivo e non arbitrario, senza perdere di vista il ruolo fondante ricoperto da una prospettiva in prima persona, l’autore si sofferma inizialmente sull’analisi della filosofia del linguaggio di Peter Strawson. Seppur riconducibile a una tradizione di pensiero non strettamente fenomenologica, quanto piuttosto di estrazione analitica, la proposta di Strawson risulta in grado di mettere in luce l’intreccio che lega ogni atteggiamento linguistico referenziale a un certo contesto d’uso. In Strawson il riferimento linguistico assume la connotazione di qualcosa che si fa con il linguaggio, un vero e proprio agire che permette di spostare l’attenzione dal contesto della pura analisi logica a quello delle circostanze contestuali e pragmatiche all’interno delle quali un enunciato viene proferito. Come nota Benoist, proprio perché l’enunciazione di una frase è un evento reale, databile e contestualizzato, parlare di un atto linguistico significa avere di mira qualcosa che avviene all’interno di un contesto esistenziale definito da precise condizioni ontologiche. Proprio a questo livello s’inserisce il ruolo della descrizione intenzionale, precondizione di ogni riferimento linguistico è infatti, secondo l’autore, la presenza di un substrato di credenze riguardo al mondo appartenenti al soggetto parlante, a partire dalle quali è possibile specificare i differenti tipi di atto linguistico e il riferimento a essi associato. Proprio grazie al presupposto di una simile “vita mentale”, fatta di credenze e motivi non linguistici che sottendono alla nostra attività linguistica, gli enunciati acquisterebbero la specifica proprietà di potersi riferire a un mondo.</p>
<p>Porre l’accento sul ruolo giocato dall’intenzionalità nella definizione del contesto linguistico non significa per Benoist concedere alla soggettività un potere assoluto nella determinazione dei riferimenti. La tesi di partenza secondo la quale le condizioni di validità di ogni enunciato rimandano a un fondamentale contesto di assunzioni circoscritte dall’atteggiamento intenzionale del parlante, permette di mettere in luce i fondamentali problemi che contraddistinguono la definizione di una teoria dell’intenzionalità che voglia evitare la circolarità di una prospettiva esclusivamente immanentistica.</p>
<p>Il problema può essere colto facendo riferimento alla concezione linguistica presente all’interno dell’opera husserliana, qualora posta a confronto con la teoria del riferimento messa a punto da Frege. Nell’impostare la descrizione delle due diverse vie d’accesso al problema del riferimento, quella fenomenologica e quella logico-analitica, Benoist concentra l’attenzione sulle controversie generate dalla separazione tra senso e significato, affermatasi a cavallo tra XIX e XX secolo. La problematicità definita dall’assunzione di un’indipendenza del significato, relativamente al senso con il quale si presenta un enunciato, risulta evidente qualora si guardi alle modalità con le quali si delinea la possibilità di un riferimento collegato all’uso di termini concettuali. Se in Husserl Benoist osserva la tendenza a considerare i concetti quali particolari tipi di oggetto rispetto al quale termina l’atto di riferimento linguistico rivolto a termini concettuali, mancando in questo modo di chiarire il rapporto tra un certo concetto e gli oggetti che ricadono all’interno di esso, in Frege è possibile individuare una strategia alternativa in cui i termini concettuali rappresentano dei medium tra il pensiero e gli oggetti.</p>
<p>Secondo Benoist, la soluzione funzionale fregeana si scopre un mezzo estremamente potente rispetto al problema del riferimento posto dai termini concettuali. L’esistenza o meno di un riferimento oggettivo da assegnare a ciascuno di essi non dipenderebbe infatti dalla sola dimensione linguistica come nel caso husserliano, quanto piuttosto da condizioni esterne che permettono di distinguerne l’esistenza o meno. Proprio la mancanza di un potere referenziale diretto connesso alla sensatezza linguistica, o nel caso husserliano all’intenzionalità espressa dagli enunciati, permette a Frege di mantenere in primo piano il ruolo determinate di una polarità oggettiva indipendente dal soggetto e indispensabile alla costruzione dei significati linguistici. Ciò che si configura problematico è adesso comprendere l’effettiva configurazione del rapporto che lega sensatezza e intenzionalità al domino dei riferimenti.</p>
<p>Banco di prova per una teoria dell’intenzionalità è rappresentato, secondo Benoist, dal confronto con il dominio dei discorsi fittizi e immaginari, là dove alcuni termini linguistici sembrano non indicare la stessa posizione di esistenza che contraddistingue gli oggetti reali. Muovendo dal riscontro di sensatezza attribuibile a enunciati di finzione, l’analisi di Benoist si spinge a mettere in luce il legame che indissolubilmente connette ogni atteggiamento linguistico dotato di senso a una sua corrispettiva dimensione referenziale, quest’ultima da considerarsi indipendente dalle molteplici modalità linguistiche con le quali è possibile rivolgersi a essa.</p>
<p>Sottolineata l’indispensabilità di mantenere una polarità referenziale indipendente, come già implicito all’interno dell’analisi fregeana, Benoist giunge a proporre una concezione interattiva dove la stessa definizione di sensatezza non possa essere considerata in totale indipendenza dal dominio referenziale verso il quale essa si rivolge. In questa dinamica inizia a configurarsi la specificità della proposta realista dell’autore che si traduce nella concezione di un’intenzionalità, non più donatrice di senso autonoma dal contesto entro il quale il soggetto si trova collocato, quanto piuttosto un’intenzionalità strettamente connessa all’agire nel mondo e per questo anche alle specifiche condizioni esistenziali che lo contraddistinguono. Problema centrale diviene allora, nell’ottica di Benoist, comprendere attraverso quali vie possa effettivamente delinearsi il rapporto interattivo tra intenzionalità e mondo, una ricerca che, come suggerisce lo stesso titolo dell’opera, si colloca ai confini dell’atteggiamento intenzionale allo scopo di comprenderne la natura e i limiti.</p>
<p>Senza passare attraverso un’effettiva discussione delle prospettive naturalistiche che con sempre maggior rilievo sconfinano oggi nel campo della teoria dell’intenzionalità, Benoist cerca di analizzare la possibilità di un contatto tra l’atteggiamento intenzionale e il complesso di fenomeni pulsionali legati alla tradizione d’analisi freudiana. Al centro dell’attenzione si pone così il ruolo della corporeità quale luogo mediano all’interno del quale vita mentale e causale troverebbero una loro propria dimensione di contatto. Il risultato del percorso mette bene in evidenza la peculiare condizione disincarnata tipica del concetto husserliano d’intenzionalità, una connotazione ereditata dalla tradizione brentaniana e a lungo tramandatasi all’interno della tradizione fenomenologica.</p>
<p>Il problema della corporeità e dell’apertura degli atteggiamenti intenzionali al mondo si presenta sotto altra forma all’interno della discussione delle modalità conoscitive associate alla sensazione. Conoscere le proprie sensazioni passa infatti, secondo Benoist, attraverso il riconoscimento di tratti qualitativi e di pattern fenomenologici a partire dai quali diviene possibile una originaria presa sensibile sul mondo. Una capacità che non sarebbe immediatamente disponibile al soggetto nella sua completezza, pertanto distinta da una forma d’intuizione eidetica a priori, e che secondo Benoist passa invece attraverso lo sviluppo di attitudini apprese in un continuo esercizio di relazione con l’esterno, con ciò che gli altri ci dicono dei propri e dei nostri stessi vissuti.</p>
<p>L’opera si conclude con la difesa di una originale prospettiva fenomenologica in grado di accogliere al suo interno aspetti di una concezione realista che non lasci alla sola dimensione intenzionale il compito e la possibilità di determinare i propri riferimenti oggettuali. Luogo privilegiato in quest’ultima parte diviene per Benoist l’opera di Husserl, analizzata nelle sue diverse fasi non sempre omogenee, quanto piuttosto ricche di rielaborazioni e ripensamenti. Nel ricostruire alcuni aspetti del rapporto tra teoria dell’intenzionalità e sensatezza all’interno dell’opera husserliana, Benoist mette bene in rilievo come lo stesso Husserl abbia adombrato la necessità di compiere il passaggio da una “teoria pura del significato”, basata sulla separazione della sensatezza da ogni impegno esistenziale, a una forma di riassunzione ontologica del significato in cui le stesse modalità del mirare intenzionale recherebbero traccia di una genesi fortemente inscritta nel contesto del mondo.</p>
<p>Secondo Benoist l’evolversi delle riflessioni husserliane permette di predisporre la strada verso una concezione che non considera l’intenzionalità quale atto completamente vuoto e indipendente, o una mera anticipazione dell’oggetto. Qualunque realtà rispetto alla quale un atteggiamento intenzionale si rivolge non si riduce infatti ai soli aspetti presi di mira, la possibilità della sconferma appare inscritta secondo Benoist all’interno della stesso atteggiamento intenzionale, aprendolo a un contatto con un mondo esterno e indipendente.</p>
<p>Prendendo le distanze da quello che egli chiama “l’idealismo del senso”, Benoist intende espressamente accantonare la concezione costitutiva che contraddistingue l’atteggiamento fenomenologico che Husserl manifesta rispetto alla nozione di realtà. All’opposto di un essere inteso come noema costituito, Benoist propone una concezione nella quale è l’essere stesso a rappresentare il presupposto per ogni costituzione possibile, là dove ciò che viene costituito non è più la realtà, ma esclusivamente le modalità eidetiche con le quali ci si rivolge al mondo e che del mondo sono esse stesse parte.<br />
torna all&#8217;inizioIndice</p>
<p>Prefazione all’edizione italiana</p>
<p>Introduzione (di Lodovica Maria Zanet)<br />
Prima parte: intenzionalità e Linguaggio<br />
Seconda parte: il soggetto ai confini dell’intenzionalità<br />
Terza parte: realismo fenomenologico</p>
<p>Indice dei nomi</p>
<p>torna all&#8217;inizioL&#8217;autore</p>
<p>Jocelyn Benoist è professore all’Université Paris I Pantheon-Sorbonne, è membro dell’Institut Universitaire de France e membro permanente degli Archives Husserl de Paris. Tra le sue opere: Représentations sans objet. Aux origines de la phénoménologie et de la philosophie analytique (2001), Entre acte et sens (2002).</p>
<p>Links</p>
<p>Pagina personale dell’autore:</p>
<p>http://www.umr8547.ens.fr/Personnels/BENOIST.html</p>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 14:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>recensionifilosofiche</dc:creator>
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